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Ecosia - Il motore di ricerca che pianta alberi

La questione di un Web sostenibile, è stata portata per la prima volta alla luce nel 2009, dallo studio condotto da Alex Wissner-Gross, ricercatore di Harvard. Il suo lavoro, affermava che i processi alla base di una una semplice ricerca su Google, rilasciassero 7g di CO2 nell’ambiente. Un normale gesto, compiuto decine di volte, da migliaia di persone ogni giorno, in tutto il mondo. La rapidità di risposta del portale e la distribuzione territoriale dei server, costringevano il colosso dei motori di ricerca, ad assorbimenti extra di energia, che portavano in dote un’impatto ambientale non del tutto trascurabile. Si è resa necessaria, quindi, la teorizzazione di un modello di Green Web, capace di ridurre al minimo le emissioni, mantenendo, però, un alto standard di performance e stabilità. Sebbene Google, negli ultimi anni, abbia ridotto a 0 l’impatto ambientale dei suoi server, coprendo completamente il proprio fabbisogno energetico con fonti green, la strada per ottenere una rete sostenibile, è ancora molto lunga.

Sempre nel 2009, parte l’avventura di una nuova realtà del Web sostenibile, quella che il suo fondatore Christian Kroll, chiama ‘La buona coscienza della rete’. Abbandonata l’università con un anno di anticipo, Kroll si imbarca per un lungo viaggio attorno al globo, iniziando la lunga gestazione della sua visione. Nessuna illuminazione sulla via per Damasco, ma una lenta e consapevole presa di coscienza delle conseguenze ambientali della deforestazione. ‘Ecosia’, questo il nome del motore di ricerca eco-friendly, si propone in maniera del tutto rivoluzionaria sullo scenario di Internet e dopo una partnership mancata con Google, ha trovato poi asilo sui lidi di Bing.

‘Ecosia’ funziona in maniera molto semplice ed intuitiva, ogni ricerca effettuata attraverso l’estensione installata sul proprio browser, garantisce, infatti, la piantumazione di arbusti interrati, con fondi ricavati dall’80% degli introiti pubblicitari della piattaforma. Le operazioni di piantumazione, originariamente svolte in collaborazione con il WWF, ora sono seguite in perfetta autonomia da ‘Ecosia’, che finanzia progetti mirati in Burkina Faso, Perù e Madagascar.
Per i più scettici e i sempre più frequenti complottisti del web, occorre subito precisare, che la trasparenza di ‘Ecosia’, è ai massimi livelli avendo ottenuto nel 2014 la certificazione di B-Corporation (la prima in Germania), rilasciata dall’ente americano B-Lab, società no-profit che premia le realtà sostenibili più virtuose. Inoltre, è possibile consultare gli scrupolosi report finanziari dell’azienda, pubblicati mensilmente sul sito, pratica che rende ‘Ecosia’ una realtà unica nel suo genere.

In termini numerici, invece, la piattaforma, appare in netta crescita, complice una maggior sensibilizzazione degli utenti al tema sostenibilità e l’interesse dei mass media, che parlano di ‘Ecosia’, come la ‘next big thing’ del Web sostenibile. Ad oggi, oltre 660 mila persone si collegano ogni giorno al ‘green search engine’ tedesco, per un totale di 7 milioni di utenti attivi, mentre gli alberi piantati fino ad oggi sono oltre 34,5 Milioni (il counter, nella sua orgogliosa marcia, è aggiornato in tempo reale).

Nonostante i risultati siano più che sorprendenti, come ogni buon visionario che si rispetti, Kroll punta sempre più in alto. Sommerso dai post-it colorati nel suo ufficio Berlinese, il CEO di ‘Ecosia’, avverte che il prossimo step sarà arrivare al miliardo di alberi piantati entro il 2020. Sarà anche questo un progetto abbastanza Bio?

 

Link utili:

www.alexwg.org

www.ecosia.org

www.bcorporation.net

di Simone Vitillo


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